Con il racconto Le Horla Maupassant narra della abominevole scoperta di un incomprensibile altro, un fantasma assassino ed invisibile, che conduce il protagonista ad una consapevolezza e, insieme, alla perdita della ragionevolezza, un quadro che ci dice del cortocircuito identitario di cui è vittima chi possiede troppo saldamente la chiave di lettura del proprio avvenire.
Già nel titolo del racconto è possibile rintracciare motivi di interesse: le ricostruzioni etimologiche sono dirette verso il tentativo dell’autore di definire un Essere altro, straniero. secondo alcuni esegeti dell’opera, Horla deriverebbe dalla parola “horsain”, straniero, estraneo; altri propendono per la contrazione di “hors – là”, comunque semanticamente contigua alla precedente: infatti, tale derivazione è inerente ad un discorso fondato sull’alterità, a “qualcosa che è al di fuori, al concetto di altro, estraneo, straniero”.
La scoperta della reale esistenza dell’altro, di Horlà, della sua carica di morte, che potremmo definire come desiderio, il nucleo espunto in ogni relazione con l’insondabile diversità, passa attraverso la trasparenza di quello, la non – presenza sua. Il protagonista vorrebbe catturare il nulla, la presenza insostenibile della diversità, quasi come in una sfida; sfida assurda a causa della degenerazione dei sensi, delle derive del positivismo ingenuo di cui si fa portatore l’uomo occidentale, prototipo, lui, della selvaggia ricerca senza comprensione.
Si nota un meccanismo in trasparenza: è l’altro, nella sua invisibile presenza, ma non solo; è il protagonista stesso, attraverso quello, a divenire invisibile. Quale sconforto nell’accomiatarsi da se stesso a causa dell’invisibilità dell’altro, del suo essere presente con ogni sua singola pretesa di essere! la scellerata rincorsa del conte termina nell’annienteamento; l’altro è percepito in negativo, palesandosi come inesistente, i contorni sbiaditi di un non – corpo, quello di Horlà, certo, ma anche quello del conte stesso, che si scontra con l’alterità, sbiadendo insieme (nel racconto, il conte giunge alla certezza della presenza di Horlà all’interno della sua camera quando la sua figura riflessa nello specchio svanisce a causa dell’interposizione tra il corpo e l’oggetto di Horlà).
Appare ironica, allora, la conclusione di Maupassant: “Un essere, un essere nuovo, che certamente in breve tempo si moltiplicherà come ci siamo moltiplicati noi uomini, è appena apparso sulal terra!”, ancora: “Chi è? E’ colui cge ka terra aspetta dopo l’uomo. Colui che ci toglierà ogni potere, che ci farà schiavi, che ci dominerà e forse si nutrirà di noi, allo stesso modo con cui noi ci nutriamo di manzi e cinghiali”.
Allora, chi è costui? E’ l’altro nella sua forma più spaventosa, l’alterità!
LIBRO CONSIGLIATO:
G.de Maupassant, RACCONTI, BUR, 15,00 Euro.