Che Fare? Consigli buoni per i giorni nostri

Il rapporto tra movimentismo e azione politica non è un tema legato solo all’attualità, la critica anti – politica non riveste un interesse centrale solo a causa del populismo dei 5 stelle di Grillo; già Lenin analizzava e costruiva un discorso critico sulla questione della lotta politica e della dialettica spontaneismo-organizzazione.

E’ un punto dirimente della proposta filosofica e politica dell’intero movimento leninista, soprattutto per la centralità delle dinamiche teoria-prassi, e che aiutano a comprendere, ad esempio, il pensiero complesso di Antonio Gramsci.

Quindi anche per questo consigliamo il Che Fare?, alla luce di una lettura dinamica del leninismo dell’autor italiano più tradotto al mondo, Gramsci appunto.

Un classico, al di là di moralismi ideologici.

 

Lenin, Che Fare? Ed. Lotta Comunista, 5,00€

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Sulla chiusura del discorso critico. Il caso Saviano

Eroi di Carta è il titolo del saggio di Alessandro Dal Lago che analizza il caso Gomorra all’interno del panorama culturale e politico della società italiana, i meccanismi di ricezione ed elaborazione, i dispositivi che ne hanno fatto un best- seller commerciale, un caso politico.

Denigrato da ogni settore della società civile, al di là di ogni appartenenza politica, Dal Lago ha corso il rischio di smembrare l’opera e le posizioni  dell’autore più influente degli ultimi anni, cercando le ragioni del consenso e della preseunta portata politica del libro; come e perchè untesto di genere non identificabile forma una opinione pubblica che si allinea quasi automaticamente alle posizioni (anti – politiche) di Saviano? E, soprattutto, quanto un tale automatismo intacca e frantuma la possibilità di un approccio complesso alle questioni più importanti, limitando la scelta del singolo ad una sterile presa di posizione e di delega in bianco, sorta di rinuncia definitiva alla partecipazione Politica?

Un approccio gramsciano alla lettura e comprensione di un fenomeno in cui si intersecano aspetti della produzione dell’industria culturale, della politica e del senso comune.

 

A. Dal Lago, EROI DI CARTA. IL CASO GOMORRA E ALTRE EPOPEE, Manifestolibri, 18,00 Euro

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Qaunto è democratica la costituzione americana?

Un libro che si interroga sulla concreta costruzione democratica della costituzione americana; contro ogni definizione universalistica e formale di democrazia (e il PD in Italia dovrebbe interrogarsi su una tale questione), Dahl dimostra come i padri costituenti abbiano agito attraverso una serie di compromessi (alcuni hanno avuto influenze anche durante il XX secolo, basti pensare alla schiavitù negli stati del sud), e, aspetto troppo spesso sottovalutato, quanto la struttura ideale della costituzione sia condizionata, nell’esercizio legislativo, da fattori relativi, ad esempio, ai sistemi elettorali: quanto il maggioritario sia anti – democratico è chiaro, e il tentativo di importazione forzata o tentata da parte di democrats italiani chiarisce lo stato confusionale di una certa sinistra, legata solo ai simbolismi e alle procedure liberali, e distante dalle possibilità di intaccare la realtà attraverso il legame fecondo di teoria e pratica.

 

LIBRO CONSIGLIATO: R.A.Dahl, QUANTO è DEMOCRATICA LA COSTITUZIONE AMERICANA?, Laterza, 16,00 Euro (dovrebbe essere tra i remainder di IBS, scontato del 50%)

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Con il racconto Le Horla Maupassant narra della abominevole scoperta di un incomprensibile altro, un fantasma assassino ed invisibile, che conduce il protagonista ad una consapevolezza e, insieme, alla perdita della ragionevolezza, un quadro che ci dice  del cortocircuito identitario di cui è vittima chi possiede troppo saldamente la chiave di lettura del proprio avvenire.

Già nel titolo del racconto è possibile rintracciare motivi di interesse: le ricostruzioni etimologiche sono dirette verso il tentativo dell’autore di definire un Essere altro, straniero. secondo alcuni esegeti dell’opera, Horla deriverebbe dalla parola “horsain”, straniero, estraneo; altri propendono per la contrazione di “hors – là”, comunque semanticamente contigua alla precedente: infatti, tale derivazione è inerente ad un discorso fondato sull’alterità, a “qualcosa che è al di fuori, al concetto di altro, estraneo, straniero”.

La scoperta della reale esistenza dell’altro, di Horlà, della sua carica di morte, che potremmo definire come desiderio, il nucleo espunto in ogni relazione con l’insondabile diversità, passa attraverso la trasparenza di quello, la non – presenza sua. Il protagonista vorrebbe catturare il nulla, la presenza insostenibile della diversità, quasi come in una sfida; sfida assurda a causa della degenerazione dei sensi, delle derive del positivismo ingenuo di cui si fa portatore l’uomo occidentale, prototipo, lui, della selvaggia ricerca senza comprensione.

Si nota un meccanismo in trasparenza: è l’altro, nella sua invisibile presenza, ma non solo; è il protagonista stesso, attraverso quello, a divenire invisibile. Quale sconforto nell’accomiatarsi da se stesso a causa dell’invisibilità dell’altro, del suo essere presente con ogni sua singola pretesa di essere! la scellerata rincorsa del conte termina nell’annienteamento; l’altro è percepito in negativo, palesandosi come inesistente, i contorni sbiaditi di un non – corpo, quello di Horlà, certo, ma anche quello del conte stesso, che si scontra con l’alterità, sbiadendo insieme (nel racconto, il conte giunge alla certezza della presenza di Horlà all’interno della sua camera quando la sua figura riflessa nello specchio svanisce a causa dell’interposizione tra il corpo e l’oggetto di Horlà).

Appare ironica, allora, la conclusione di Maupassant:  “Un essere, un essere nuovo, che certamente in breve tempo si moltiplicherà come ci siamo moltiplicati noi uomini, è appena apparso sulal terra!”, ancora: “Chi è? E’ colui cge ka terra aspetta dopo l’uomo. Colui che ci toglierà ogni potere, che ci farà schiavi, che ci dominerà e forse si nutrirà di noi, allo stesso modo con cui noi ci nutriamo di manzi e cinghiali”.

Allora, chi è costui? E’ l’altro nella sua forma più spaventosa, l’alterità!

 

LIBRO CONSIGLIATO:

 

G.de Maupassant, RACCONTI, BUR, 15,00 Euro.

 

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prima risposta

ciao,
grazie per il contatto.
Ti propongo un paio di soluzioni; fammi sapere:

D. DeLillo, LA STELLA DI RATNER (Einaudi, 24,00 Euro): l’ultima pubblicazione di Einaudi, che rispolvera un vecchio romanzo di DeLillo, definito da molti il suo capolavoro;

R. Moody, Tempesta di ghiaccio (Bompiani, 8,00 Euro): un intreccio complesso, una scrittura tagliente al servizio di una descrizione profonda dei paradossi che sostengono il “sogno americano”, una analisi della provincia e della classe borghese che è soggetto e vittima di quella ideologia.

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prima richiesta!

ciao, devo regalare un libro ad un amico. lui è un appassionato lettore (dice), gli piace la narrativa, è per il suo compleanno; è laureato e fa il medico.
grazie!

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LA PROMESSA DI UN ORDINE

La Promessa di un Ordine.

Antonio Gramsci, nelle pagine dei Quaderni, organizza una interessante analisi dei motivi della diffusione del romanzo di genere e, in particolare, del poliziesco, tra le classi popolari, tentando di stabilire le modalità e le dinamiche di elaborazione delle conoscenze da parte del senso comune.
La causa è individuata nella possibilità di fuga che quelle opere offrono all’individuo , preso com’è dalla monotonia del mondo industriale, vittima di una “disciplina sociale ferrea”, introdotto alla prevedibilità del compito lavorativo scientificamente pianificato.
Uno degli aspetti interessanti del passaggio gramsciano ci sorprende con la previsione di un connubio tra spirito di avventura, di cui i romanzi di appendice sono intrisi, e razionalizzazione tayloristica, altro dominio culturale e materiale individuato dall’autore, aspetto altamente attuale durante i primi decenni del Novecento, e che tanto ha fatto discutere proprio in relazione alla posizione assunta da Gramsci stesso nel dibattito sui modelli di produzione, la modernizzazione e l’avvento, sulla scena mondiale, della potenza americana.
Lo spunto fornitoci dai Quaderni conduce ad una serrata interrogazione sulla natura stessa della cultura popolare e, nello specifico, sul rapporto tra senso comune e grandi categorie dello Spirito del tempo; non è vero, cioè, che l’avventura più grande del Novecento è proprio quella studiata e costruita ideologicamente intorno alla Libertà assoluta dell’impresa economica, che formula in chiave moderna il destino del personaggio del cavaliere errante, dando vita all’ ideal – tipo dell’homo oeconomicus?
Tornando alle pagine gramsciane, potremmo affermare, ancora, che la struttura formale del romanzo poliziesco propone Sherlock Holmes come  prototipo dell’investigatore “nelle sue fondamentali caratteristiche: di psicologo e di scienziato”. Accade, allora, che le produzioni dell’industria culturale, specialmente quelle di larga diffusione, riproducono modelli ingenui ed elementari di categorie complesse, come quelle scientifiche o, nel caso citato, della pianificazione razionale del lavoro manuale; il problema, attualizzato secondo le conquiste di Gramsci stesso, diviene, ancora e maggiormente oggi, centrale per l’assetto democratico dello Stato nel rapporto con la società civile. Si può definire democratica una partecipazione che non prevede la possibilità di una conoscenza approfondita delle questioni intorno alle quali si giocano i destini dell’individuo e dei gruppi sociali?
La logica formale ingenua dei romanzi polizieschi di inizio secolo non è, seppur in maniera stilizzata, la trasposizione del positivismo razionalistico e della frammentazione delle conoscenze che ha caratterizzato prima la possibilità di una nuova organizzazione sociale (che, in parte, anche lo stesso Gramsci ha tentato di leggere in chiave propositiva) e, successivamente, un modello per le categorie del senso comune, sempre più appiattito su comportamenti e morali definite dal legame costi – benefici?
L’impasse che nasce dalla intera storia del romanzo poliziesco è confermata da alcuni tentativi di rompere l’utilizzo di quella stessa logica formale e scientifica che aveva caratterizzato la tipizzazione di personaggi come Sherlock Holmes; è questo il caso dei romanzi La Promessa.Un Requiem per il romanzo giallo, di F. Dürrenmatt e Cosmo di W. Gombrowicz, nei quali, in maniera più o meno esplicita, gli autori tentano di destrutturare quella linearità, l’uno con il saccheggio della casualità della vita, l’altro con la messa al bando della follia della lucidità razionalistica, cedendo entrambi alle stesse premesse da cui intendevano, ironicamente, fuggire.
Nella Promessa è l’intrusione momentanea della vita reale a diluire una riuscita serie logica che risulterà ben congegnata, mentre in Cosmo è proprio l’inesattezza casuale della consequenzialità di singoli accadimenti vicendevolmente slegati, a disarmare la paranoia del detective; insomma, entrambi gli scrittori hanno bisogno di riaffermare i principi essenziali delle costruzioni poliziesche, fondate sull’utilizzo ingenuo della logica formale, per giungere ad una apparente e divertita frantumazione, rimandata, almeno fino ad oggi, della mitologia del poliziesco.

 

TESTI CONSIGLIATI:

W. Gombrowicz, COSMO, FELTRINELLI, 7,00 Euro

F. Dürrenmatt, LA PROMESSA. REQUIEM PER IL ROMANZO GIALLO, FELTRINELLI, 7,50 Euro

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Come funziona: istruzioni per chiedere un consiglio gratuito

Abbiamo bisogno di poche informazioni:

 

Età

Sesso

Lettore (forte, medio, scarso)

Preferenze (narrativa, saggistica)

Occasione (compleanno, anniversario)

Istruzione  e occupazione

 

NON SARà NECESSARIO FORNIRE TUTTE LE INFORMAZIONI; proporremo più soluzioni, con una breve recensione.

 

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